mi trovate qui...iscrivetevi se vi va :)
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Ci sono ancora...ma ho avuto bisogno di cambiare aria...
Vi aspetto :)
La vita in un lampo...

Willy Ronis
Guardare mostrarsi
la vita in un lampo
lo svelarsi di tutte le idee
e poi il dileguarsi
delle linee organizzate
insieme alla pronuncia
Accartocciato negli arti
d’un bacio possibile
scopre di non essersi
mai veramente staccato
poi da se stesso
versi tratti da Sanatorie
di Maria Luigia Iannotti
Sanatorie

di François-Marie Banier
Delle sanatorie
questo vento senza polpa
il grasso scartavetrato
nell’onda del sudore
L’asciutto di ogni sponda
richiude il suo gelo
Nel cranio non
c’è riparo
né mappa di dialoghi pazienti
versi tratti da Sanatorie
di Maria Luigia Iannotti
Vi lascio questi versi del presente. Un baratto per ripagarvi della pazienza, e del vostro affacciarvi comunque di tanto in tanto in queste stanze. Un abbraccio a tutti.
Parole irretite

Man Ray - Palais
Ragazzi, grazie per i vostri commenti e la vostra continua ricerca di un contatto… Che dirvi? Le parole talvolta si incagliano in una rete di silenzio, chissà se scriverlo stasera servirà a dipanarne la funzione congelante ed avversa…C’è una pioggia così spessa nell’aria in questo inverno e ho come la sensazione che il fuoco del camino non riesca ad asciugare più… l’umido non è più solo nemico di pelle, occhi, mondo…me lo sento nelle ossa quest’anno, dentro, con una forza già resistente…
Vi abbraccio tutti e continuo a leggervi.
Ah già: FELICE 2008 A TUTTI VOI…
Maria Luigia
Il Natale ritrovato...
Questa festa è per me ricordo d’infanzia vivo…Mancano molte persone, troppe, che la rendevano speciale un tempo. Quest’anno però ho come un sollievo ritrovato e “sento” di nuovo questi giorni come festa della vita…Rivivo il fermento dello scambio e il luccichio del dono.
Auguro a tutti voi passanti e amici un Felice Natale…
Anche a te papà, ovunque tu sia…
Maria Luigia

Il sorriso che non si vede

MONET - Clifftop Walk at Pourville. 1882
“Questa uscita è un cielo cobalto ferito dal bianco
superamento di pulviscolo composto e ripartito
l’estremo di un viaggio rivelazione delle cose e
termine sommo di un sorriso che taglia il vento”
MARIA LUIGIA IANNOTTI
Versi inediti tratti da “Divagazione lucida”
Elegia 2046 - TEATRO
"Ho sognato una piazza: la stanza interna della mia città .
Un corpo al centro e teste bianche di sale,
tra le mani un filo rosso a coprire il volto"
June ritorna dopo sette anni in una camera d’albergo, senza immaginare cosa l’attende, rivivrà episodi della sua vita o forse di quella che crede sia stata la sua vita. Attraverso i ricordi legati a film, a cui avrebbe volentieri cambiato molte scene finali, si interrogherà sul senso dell’amore (che è poi il senso della vita?). Una messa in scena monologante: tuffo obliquo in un sempiterno ricordo felicemente malato, lì, nella stanza 2046 dove un tempo, il tempo si era inginocchiato di fronte all’amore, quell’amore forte come la morte, quello che divora l’anima e sputa come una bestemmia ubriaca la gioia di esistere. Condensazione e vaporizzazione del “già stato”. In una scatola di legno aveva racchiuso dieci anni della sua vita. Dov’era la chiave?
Uno spettacolo fra teatro, cinema, musica e arte.
Scritto e interpretato da Elena Schifino D'Andrea.
Al pianoforte Cristina Donofrio.
Diretto da Antonio Savella.
PROSSIMAMENTE NEI TEATRI ITALIANI
Un cuore grande, film

Ecco un film interessante, un vero e proprio documento della contemporaneità sul coraggio e sulla dignità dell’amore che resiste malgrado la morte di un uomo per mano del terrorismo.

UN CUORE GRANDE
Data di uscita:
16 Novembre 2007
Il 23 gennaio 2002 Daniel Pearl, il responsabile per il Sud dell'Asia del "Wall Street Journal" esce da casa salutando la moglie Mariane a Karachi, in Pakistan, per andare a fare l'ultima intervista prima di lasciare la città. Non farà più ritorno perché l'intervista si rivela una trappola. Daniel viene rapito, e dopo soli nove giorni, ripreso in video dai suoi stessi aguzzini, barbaramente ucciso e decapitato.
I 108 minuti della pellicola sono tutti attraversati da un'attesa frenetica e lucida, che solo il triste epilogo stroncherà lasciando spazio alla disperazione manifesta di Mariane, che presto però troverà il coraggio e la volontà di dire: "non bisogna avere paura, è questo quello che vogliono".
Non c’è dolore urlato in questo film, c’è il senso sotteso della sofferenza mista alla speranza della vita che cresce in Mariane incinta di sei mesi, interpretata da una straordinaria Angelina Jolie, e c’è una cieca crudeltà degli assassini incapace tuttavia di spegnere il bisogno sano di ricongiungersi alla storia personale di Daniel, che dichiara di essere ebreo prima di morire, come il bisogno di credere nel valore salvifico del futuro in Mariane e suo figlio.
Il film è prodotto da Brad Pitt per la regia di Michael Winterbottom che segue un registro pacato nel riprodurre con coerenza i fatti, facendo vivere l’emotività di quei momenti da dentro con la necessaria sobrietà ed efficacia, che la rappresentazione di storie estremamente drammatiche come questa richiede.

Un film persino bello per la sua utilità e verità, che ci pone di fronte alla realtà dell’inciviltà degli atti del terrorismo e della civiltà rara di pochi uomini, per i quali l’onestà della parola sul mondo e sull’identità diventa irrinunciabile a discapito della vita stessa.

Storia tratta dallo straordinario libro che ha scosso il mondo “A Might Heart” scritto da Mariane Pearl, che in Italia è stato pubblicato con il titolo di “Un cuore Grande – La vita e la morte coraggiose di mio marito Daniel Pearl”. Mariane Pearl, nel suo libro, parte proprio dalle ultime ore passate con Daniel, e racconta tutte le fasi della trattativa per salvarlo.
Maria Luigia Iannotti
Ringrazio infinitamente Kappaemme per aver scritto un post sul mio blog.
Lo trovate qui!
La verità trattenuta

Foto di Paola Ghiotti
Poche cose stasera…domani scriverò di un film, anzi da domani scriverò d’altro… Guardando questa foto riflettevo sui trucchi, sul cerone dei volti, sulla verità che si trattiene, mantiene sospesi sull’orlo per anni e poi si lascia cadere frantumando gli involucri, segnandoci la pelle, la storia emotiva ed esistenziale. Malgrado tutto, piegata dalla sua stessa crudeltà e bellezza, dal suo volto schietto e senza scampo, riesco a riconoscere alla verità un valore benefico, impagabile. Come scrivevo in alcuni versi proprio prima dell’estate “Guardare bene significa rischiare/ innanzitutto di poter vedere”. Notte a tutti…un abbraccio virtuale.
Maria Luigia
A Chè: questo post è per te…per il respiro lungo in cui mi impieghi con silenzio ed onestà, volendo solo il mio bene.
Segni nel tempo

Kiarostami
Le tracce si riassumono lungo l’orizzonte inafferrabile del tempo, ma s’ispessiscono fino a farsi solco profondo ed eterno.
Maria Luigia
L'urlo inascoltato

Edward Munch - L'urlo
1893 Oslo Munchmuseet
Il grido attraversò il buio
fino all’altra sponda
o nemmeno sfiorò
lo spessore della notte, né l’invocazione
né la divinità poterono fare nulla
con l’aria impenetrabile – tanto sfiorì
una vita,
tanto chi doveva sentire
non sentì.
Cesare Viviani
da Passanti – Mondadori, 2002
L’urlo Munch lo udì per strada con amici, e dopo anni lo raffigurò arricchendolo del suo immaginario oscuro. Ma quanti urli al mondo non vengono uditi, e quanti se ne stanno rinchiusi e nascosti nel silenzio… Persino nell’amore, luogo essenziale dell’ascolto, o meglio dire in certi amori, a volte si diventa attori di una guerra di bestemmie fameliche e inesorabili. La trama delle negazioni si infittisce fino a non vedersi e a non sentirsi più.
Maria Luigia Iannotti
"Il verdetto" di Valeria Parrella

E’ una scrittura completamente diversa quella de “Il verdetto” (ed. Assaggi Bompiani, pag. 54), ultimo lavoro di Valeria Parrella rispetto a quella scanzonata e leggera dei precedenti due successi letterari: Mosca più balena e Per grazia ricevuta, editi minimum fax. Qui la parola è tesa e sazia, tra disperazione e consapevolezza.
Si legge in meno di un’ora questa storia, che in effetti è nata perchè destinata alla rappresentazione teatrale per la regia di Mario Martone.
L’astuzia della scrittrice sta nel trasporre il mito greco di Clitemnestra nella Napoli contemporanea, degli anni Ottanta. Una trasposizione interessante, dove Clitemnestra diventa una donna della Napoli bene innamorata del camorrista Agamennone, mentre Cassandra è qui la figlia di un boss della Sacra Corona Unita.
La voce primigenia che attraversa quasi tutte le pagine del libro è quella della donna, di Clitemnestra di fronte alla Corte, disperata e invasa dall’amore impossibile per Agamennone e dalla necessità della sua stessa morte, in attesa del verdetto finale.
Qui di seguito alcuni passi che hanno segnato la mia lettura insieme al sentire e all’ascolto:
Io amavo Agamennone e se non era mio non poteva Essere
***
Mi sono arresa a questa convinzione: che non esiste una sola vita. Ne esistono miriadi, tutte quelle che riusciamo a vivere componendo gli anni in giorni e i giorni in istanti e gli istanti in sensazioni. Tutte devono essere prese per vere. Così io sono stata Clitemnestra che amava e Clitemnestra che ama. Io sono Clitemnestra che ha aspettato, Clitemnestra che correva in avanti a costruire muri contro Agamennone e Clitemnestra che vorrebbe tornare indietro. Nulla di quello che ho fatto ha avuto senso se non in me, tutto è stato governato da Necessità eppure nulla è stato scelto, eppure nulla rinnego.
***
In qualunque vita si aprono e chiudono porte continuamente. Gli uomini hanno trovato molti modi per chiamare quelle che restano socchiuse: memoria, rimpianto, nostalgia. Ma hanno potuto nominarle e quindi, ecco: hanno trovato un luogo, una sistemazione. Il “ricordo”, signori della corte, nelle vite normali appartiene al passato. Nessuno soffre il ricordo del presente e del futuro, come questo, questo che mi si agita intorno, per cui nessun nome va bene perché continua ad esistere almeno quanto me, Clitemnestra. E ora che vi ho chiarito l’equivoco aspetto il verdetto.
Maria Luigia Iannotti
Poesie d'amore di Paolo Ruffilli

FAME
Può darsi
sia un retaggio
cannibalesco,
questo di mangiarsi
con gli occhi
con le mani
la bocca e
tutto il resto.
Ma più ti mangio
e più mi metti
fame:
mi sazi l’appetito
senza che risulti
poi esaurito.
Ti voglio e
non mi stanco
di volerti,
e non mi
basta mai
di averti.
FRENESIA
L’amore
mi impedisce
di dormire
mi toglie l’appetito
mi mette addosso
una vana frenesia
e, pazzo,
vado in giro
in preda al desiderio
e alla follia:
non posso
stare fermo
mi brucia il sangue
nel flusso delle vene
non trovo pace
se non nell’agonia.
Paolo Ruffilli
Paolo Ruffilli è nato a Rieti il 4 luglio del 1949 e vive a Treviso.
Ha pubblicato alcune raccolte di versi, fra le quali: "Piccola colazione" (1987, American Poetry Prize), "Diario di Normandia" (1990, Premio Montale), "Camera oscura" (1992), "Nuvole" (1995), "La gioia e il lutto" (2001).
E' autore di "Una vita di Ippolito Nievo" (1991, Premio Europeo), e di "Vita, amori e meraviglie del signor Carlo Goldoni" (1993).
E' curatore di edizioni delle "Operette morali" di Giacomo Leopardi, della traduzione foscoliana del "Viaggio sentimentale" di Sterne, delle "Confessioni di un italiano" di Nievo, di un'antologia di "Scrittori garibaldini".
Ha inoltre tradotto K. Gibram, Tagore, i Metafisici inglesi e la "Regola celeste" del Tao.
Sta curando il sito www.italian-poetry.org dedicato alla poesia italiana più recente.
Nel 2004 è uscito per la collana Racconti della casa editrice Marsilio il suo primo libro di narrativa dal titolo preparativi per la partenza.
Scelte invisibili

H.CARTIER-BRESSON, Hyères 1932
Le presenze come le assenze nella vita spesso altro non sono che scelte di destini incarnate.
Maria Luigia
Il silenzio delle parole

Carlton Mickle
Ci sono parole che nascono per essere scritte e vivono per placare il fragore degli indifferenti…
Ci sono parole che s'inoltrano lente e miracolose tra la folla, per opporsi allo strazio delle voci che tarla la mente.
Parole che resistono, insistono, combattono l'aria solo per imporre il silenzio.
Ciao Enzo! In Paradiso...e senza ricevuta di ritorno...

“Il direttore generale Saccà mi ha mandato la disdetta del contratto con ricevuta di ritorno, che è la cosa che mi offende di più. Io sono stato licenziato con ricevuta di ritorno, perché magari potevo dire "non lo sapevo... ma guarda, mi hanno cacciato via e non me n'ero neanche accorto!".
Con queste parole Enzo Biagi commentava il suo clamoroso licenziamento dalla Rai nel film documento “Viva Zapatero!” di Sabina Guzzanti. Mi piace pensare che in questa ultima occasione di viaggio, Biagi, abbia lasciato molte buste chiuse sulle scrivanie di potenti e dirigenti, missive alle quali per una volta nessuno risponderà, se non la sola e personale coscienza.

Considero Biagi e Montanelli due facce di uno stesso paese e d’uno stesso secolo.
Uomini dallo spessore irripetibile e duraturo.
Grazie Enzo
per la passione tersa nella tua voce storica e per il dono silenzioso nel verso quotidiano…
Testimone e giornalista del secolo. Partigiano, umile e intelligente. Professionista appassionato, epico e dignitoso.
Il dono della vita...


Anne Geddes - Mia dolcissima mater
Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita.
Oriana Fallaci

Autore: Paoletti - India
Domenica
Tanti pensieri oggi per la testa e per il corpo…hanno macinato possibilità di spazio e di tempo mie e altrui…La vita corre ingannandomi solo a tratti. Stasera mi sento come una zolla, su cui il mondo è passato sopra incurante e indifferente. Ho cercato di raggirare il potere invasivo della domenica, svegliandomi tardi… Illusa… ci sono giorni come questi, in cui non ci è consentito scappare. Bisogna stare a guardare e a vedersi… Mi sono spuntate due rughe, le ho notate stamattina allo specchio. E poi, nel corpo ormai svelato, ho sentito conficcarsi, come lampo, il ricordo d’una frase di un film, che in verità non c’entra nulla con le rughe, o almeno non apparentemente. La mente ha i suoi circuiti, e le associazioni, le illuminazioni così come le saturazioni vivono d'un dinamismo strutturale tutto interno, fatto di logiche proprie a cui rimandare, e solo a volte riusciamo a cogliere le loro connessioni di senso e di tempo. Bene, la frase appartiene al film Moulin Rouge (2001), sono andata a ritrovarla in rete per essere sicura che non ci fossero discrepanze nella memoria e dice così: Prima c'è desiderio... poi passione... poi sospetto, gelosia, rabbia, tradimento... quando l'amore si da al migliore offerente non può esserci fiducia e senza fiducia non può esserci amore.
Credo di aver provato anch'io questo disagio nella vita, poi mutato in diffidenza e infine diventato tratto, ostile, rabbioso, negli anni. Non bisognerebbe mai imbrattare il tenero sapore dei giorni del dono con calcoli ambigui e intrighi prospettici, pieni di nodi antichi o di aperture all'aria, rinnegate, taciute.... Ho ripensato a come la sofferenza dell'impotenza consumi fiato, sogno, avvenire…divori ipotesi di futuro e soprattutto corroda del presente l'insieme. L'onestà fa paura al mondo. La verità ci perseguita malcelata. L'amore spesso la rifugge. E questa fuga è già una condanna..
Arriva il tempo in cui tutto si riduce ad uno. E ti aggiri per le vie come un segno, una ferita, un taglio da risanare. Tutta la vita è la ricerca di una cura. A pensarci bene, tutto il vuoto che ci precede ci conduce alla fine delle cose. La morte pure è una, tutte le altre se le porta dietro...
Vorrei correre come nuvola stasera e vivere solo del passaggio rapido e intenso dei colori…

Johann Wolfgang Goethe
Ho tanto, e il sentimento di lei divora tutto; ho tanto e senza di lei di tanto non mi resta niente.
Omaggio a Pier Paolo Pasolini

...con ammirazione e pianto smisurati
La Guinea
"[...]
L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce. [...]"
Pier Paolo Pasolini
N. 05-03-1922 M. 02-11-1975
Il corpo intero nelle mani

Foto di Andreas Bitesnich - Ida, Vienna 1998
Ho sempre avuto un’idea molto personale sull’aderenza fisica al viaggio. Per me, infatti, il cammino non passa attraverso i piedi ma innanzitutto attraverso le mani… Ne ho incontrate e memorizzate tante negli anni, ne ho trasfigurato alcune nei ricordi e altre, irraggiungibili, le ho adattate ai sogni dei vari presenti. Hanno per me sempre raccontato del tempo e delle sue vicende. Lo sguardo è nelle mani. In quelle svuotate dalla perdita, in quelle riempite dall’abbraccio, persino in quelle rimaste a mezz’aria sospese, goffe, senza volo. Le ho viste piangere, sorridere e dimenarsi senza meta. Ne sono rimasta anche delusa quando nelle loro carezze ho sentito sfumarvi la carica del fascino. Ne sono rimasta sorpresa quando vi ho scoperto tra i tratti insospettabili pieghe di tenero calore. Stasera dopo anni mi sono ricordata di averle anch’io, le ho guardate per vedervi dentro… Ho percorso i lacci spessi delle vene che solcano il dorso fino a risalire le linee sottili delle ossa fuoriuscite dalla magrezza. Le ho capovolte e ho sfiorato i palmi tormentati da decine di linee spezzettate e da catene indecifrabili. Ha ragione il mio amico Fabio; sembrano dei rami… E allora ho deciso… anche questo mio viaggio partirà dalle mani ritrovate.
essa mi elude lasciando il corpo nelle mie mani.
(Tagora)



